Ex-Jutificio Costa, Isoverde

Genova, Isoverde

Descrizione

Andrea Costa – imprenditore di Castelnuovo Scrivia – costituì la ditta Andrea Costa & C nel 1885, con il supporto di capitali stranieri; ed acquistò il terreno dove sarebbe stato realizzato l’opificio. Nella scelta del ‘dove’ instaurare un’attività industriale, tra le componenti da tenere in considerazione sono anche la reperibilità delle materie prime, la facilità nei trasporti e nella viabilità e l’approvvigionamento di energia. Quest’ultima, in particolare, fu determinante nella scelta di Isoverde (località Gallaneto, nel comune di Campomorone), dove negli stessi anni si avviava la costruzione di un bacino idrico di ca. 1700ha sul pendio nord dell’Appennino. Il bacino, ubicato a 680 mslm sopra Gallaneto e Isoverde, consentiva di sfruttare la pendenza attraverso una galleria di 2500 mt che garantiva all’acqua la forza motrice necessaria alla produzione. La forza idraulica veniva convertita in energia ricorrendo ad un serbatoio di regolazione per consentire un salto di 350 m; e trasportata mediante una linea di cavi d’acciaio connessi a tre stazioni (Galvani, 1890; Volta, 1891; Pacinotti, 1892). Il cosiddetto ‘sistema teleodinamico’. Nel 1907, a Isoverde verrà poi realizzata la Centrale Idroelettrica di Isoverde.

L’attività si espanse e, nel 1899, gli operai assunti erano 800. Si producevano cinghie e sacchi da imballaggio per la grande industria e la produzione venne convertita in sacchi da trincea durante la Grande Guerra. Il mercato toccò anche l’esportazione in Europa, Australia e Stati Uniti. Con l’espansione crebbe anche la richiesta di manodopera, in arrivo principalmente dalle regioni padane, rendendo presto necessaria la costruzione di case per gli operai e servizi sociali. Nelle aree intorno allo stabilimento, si costituì il villaggio operaio industriale con la costruzione, tra il 1898 e il 1907, delle case “Pavan” (o “Paverani”), nome che forse alludeva all’origine pavese di molti dei lavoratori qui alloggiati.

Interessanti, in particolare, l’edificio ubicato sulla strada per Cravasco e l’edificio in via E. Delmonte:

“a 5 piani, presentano nella facciata principale elementi costruttivi già diffusi all’espoca, quali ballatoi comuni (qui ripartiti da pilastri e esili colonnine). I servizi erano due per piano, gli alloggi privati, a cui si accedeva dal balcone comune, erano costituiti generalmente da due stanze, senza acqua corrente.” (Lucia Onesti, ‘Valpolcevera tra jutifici e villaggi operai’ in “C’era una Volta il Futuro – Un viaggio nell’archeologia industriale della Liguria” a cura di Giovanna Rosso Del Brenna e Massimo Minella, ed. la Repubblica e Università di Genova)

Nel 1915, alla morte di Andrea Costa, il genero Rocco Pratolongo ampliò il progetto abitativo con la costruzione del Convitto sulla strada che dalla chiesa va verso Cravasco, dedicato alla lavoratrici donne sole e spesso minorenni; con la realizzazione delle palazzine degli uffici e della residenza privata della famiglia; e con la costituzione dell’asilo locale, intitolato ad A. Costa.

La seconda guerra mondiale portò ad un lento declino della produzione, fino alla chiusura, avvenuta nel 1954.

Gli immobili rimasero in disuso fino agli anni ’60 e, in quel periodo, interamente acquistati dalla Galante Spa. La società ne fece la sede principale per la produzione di porte e infissi, fino al fallimento avvenuto all’inizio degli anni ’90. In seguito, il complesso immobiliare venne diviso in lotti e comprato da diversi privati che, fino ad oggi, lo utilizzano come sede di attività produttive. In particolare le tre attività attualmente presenti sono un’azienda di produzione di lattoneria e lavorazione di metalli a freddo, un’azienda di saldatura e una società di import-export.

Per visualizzare le slide realizzate dalla nostra socia S. Piombo, che ci ha accolti e guidati in una bella visita nel giugno 2021, scrivete a percorsi@inge-cultura.org.

Galleria Fotografica

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